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Il Mondo degli Artisti

"Ama l'arte; fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno." Gustave Flaubert
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elisa manzoni

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Lavoro nel campo dell'Arte cercasi!
August 29

Le Linee del Volto

L'Arengario di Monza (l'antico Palazzo Comunale del XIII sec. in P.zza Roma) è da diversi anni sede espositiva per mostre, congressi, mercatini, e tanto altro; da Maggio a Luglio è stata allestita la mostra della raccolta di stampe e incisioni dei Musei Civici della città (museo ipotetico non ancora ne costruito ne allestito: l'ipotesi più accattivante è quella di strutturarlo nelle sale della Villa Reale, ora in restauro).
L'idea di questa occasione irripetibile è stata quella di mettere in relazione il patrimonio delle incisioni raffiguranti ritratti, con la mostra tenutasi al Serrone della Villa "Mostrarsi e Apparire" (argomento di cui ho già avuto modo di parlare in un altro articolo). Inoltre, altro motivo fondante, è che sono passati ben 27 anni dall'ultima apparizione in pubblico della collezione (ora conservata nelle cassettiere de Serrone): correva l'anno 1981 quando P. Bellini, dopo una attenta catalogazione di 19.676 fogli, organizzò la mostra "Incisori Italiani del Cinquecento" sempre all'Arengario (nello stesso anno ben 4.000 opere del Cinquecento e del Seicento vennero rubate dalla Biblioteca Civica).
Il lavoro di catalogazione continua anche in questo momento: il patrimonio è vastissimo, 13.000 esemplari (donazioni di Felice Pasta, Eva Galbesi Segrè, Luigi Modorati ecc..), e non si ha ancora pronto un catalogo sistematico completo ma, nota a favore dell'Assessorato alla Cultura, anche se i lavori sono ancora in alto mare c'è sempre la spinta a mostrare al cittadino i progressi fatti. Per ora dobbiamo accontentarci di un piccolo libricino che illustra genericamente i modi di catalogazione, di conservazione, come si legge una stampa e le varie tecniche di incisione, oltre ad elencare i principali Maestri dal Cinquecento al XX secolo.
Purtroppo la mostra non ha avuto una notevole affluenza. Forse per il caldo torrido sia all'esterno che all'interno: la sala sembrava una serra senza un impianto di condizionamento attivo, e sicuramente lo stato di conservazione delle opere sarà peggiorato in quanto abituate al clima secco delle cassettiere. Oppure più probabilmente questa decrescita di visitatori è dovuta al fatto che le incisioni attirano maggiormente un pubblico ristretto di specialisti.
L'allestimento era caratterizzato da 50 opere perfettamente allineate e incorniciate su muri candidamente bianchi, in netto contrasto con l'antichità dell'ambiente: tipico allestimento alla "moda", ovvero affascinare chi entra con la contrapposizione dell'asetticismo contemporaneo con tutto ciò che fa storia/memoria. Tutto il percorso guidava i visitatore nell'evoluzione del ritratto dal Rinascimento al Novecento con stampe di riproduzione, come da Leonardo da Vinci "Autoritratto" 1513 incisione di Biscarra del 1850 o da Guido Reni "Ritratto di Beatrice Cenci" incisione di Cunego del 1790; e con stampe d'invenzione come Mitelli (1634-1718) in "Questo che tiene la canella in mano è il famoso Gianin da Capugnano" acquaforte e bulino 1686, Bossi "Testa di fanciullo" vernice molle 1760, Bucci (1887-1955) "Ritratto di Adulaire" puntasecca 1920 o Sassu "Uomini" acquaforte 1950.
Oltre che a Tempesta (1555-1630), Callot (1592-1635), Della Bella (1610-1664), Longhi (1766-1831), Mosè Bianchi (1840-1904) e Conconi (1852-1917). In altre parole dal tipico ritratto di profilo del '400, debitore della medaglistica e della numismatica, al ritratto con figure frantumate e con volti pieni di dolore per la consapevolezza della fragilità umana.
 
Per le immagini rimando al sito della mostra:
 
 
 
 
August 27

Villa Reale di Monza dopo i restauri

Mi scuso fin da subito per l'assenza prolungata causata dal periodo degli esami e dai meritati giorni festivi, ma non per questo ho trascurato le visite guidate per la Bella Monza.
 
Il 22 Giugno terminava la grande iniziativa dell'Associazione ProMonza (la responsabile addetta alla vendita dei biglietti è come al solito arrivata in ritardo facendoci perdere la visita alla Cappella Reale...occupata più tardi dalla Messa Domenicale), la quale apriva al pubblico le sette sale di rappresentanza della Villa Reale appena restaurate, il tutto per celebrare il bicentenario della morte di Giuseppe Piermarini (1734-1808).
La Villa di delizie e di ozio, posta sulla direttrice che portava a Vienna, fu commissionata nel 1777 dall' Imperatrice d' Austria Maria Teresa per il figlio Ferdinando (nuovo Governatore Generale della Lombardia) proprio all'allievo di Vanvitelli. I lavori finirono nel 1780 con gran economicità e rapidità: con questa nuova residenza prestigiosa e monumentale tipica del periodo neoclassicista gli Asburgo mostrarono al popolo la loro potenza.
L'architettura neoclassica di Piermarini ha una pianta a "U", ovvero un corpo centrale di due piani e due ali della stessa altezza che si allungano frontalmente, oltre a due avancorpi più bassi che formano la Cappella (aperta per la Messa Domenicale) e la Cavallerizza; Il cortile d'onore e il giardino all'inglese completano l'opera.
Con il passare del tempo anche la residenza ebbe dei momenti di splendore ad altri di decadenza. Con l'arrivo dei francesi nel 1796, Napoleone e Eugenio di Beauharnais dichiararono "reale" la Villa ampliando a 750 ettari recintati il parco che dal quel momento divenne riserva di caccia e tenuta agricola, modificando la corte d'onore e ricostruendo il piccolo teatrino con l'ingegno di Luigi Canonica e Andrea Appiani. Nel 1859 l'edificio divenne patrimonio dei Savoia e venne ristrutturata grazie agli architetti Achille Majnoni, Luigi Tarantola e Villamarina con un gusto neo-barocco e il famoso giallo umbertino. Purtroppo con l'assassinio di Umberto I nel 1900 la Villa Reale decadde sempre di più nel baratro, abbandonata, spogliata e chiusa definitivamente. Solo tra il 1921 e il 1929 fu riaperta per la Biennale delle Arti Decorative ed Industriali Moderne e, tra il secondo dopoguerra fino al 1990, per la Mostra Internazionale dell'Arredamento.
 
Per il bene culturale qual'è, la Villa Reale non ebbe mai un progetto di restauro così accuratamente e sistematicamente studiato come negli ultimi anni. Questi restauri, non ancora conclusi (mancano gli appartamenti di Umberto I, le stanze private della regina Margherita, e la Rotonda affrescata nel 1791 da Andrea Appiani), hanno portato all'antico fulcore le sette sale di rappresentanza al primo piano entrando a sinistra.
La visita guidata è iniziata proprio dal Teatrino di corte costruito da Luigi Canonica nel 1807: ambiente minuscolo, occupato dapprima dalle cucine, è una doppia scatola che fa da cassa armonica, decorata con ancora un gusto neoclassico (motivi floreali, strumenti musicali e maschere affrescati sulle pareti), con un palchetto rialzato con meccanismi sofisticati e con la tela di Appiani raffigurante un "Corteo di Bacco fanciullo".
La visita è continuata successivamnete all'interno: l'Atrio, non convenzionale con lo scalone d'onore spostato a sinistra per avere un cannocchiale ottico perfetto che collega Milano-Vienna, è caratterizzato da pilastri compositi, da una decorazione a stucco e da una pavimentazione geometrica in marmo di gusto neoclassicheggiante. L'Atrio immette direttamente, oltre a varie stanze, al Salone da Ballo, a due piani, ampliato illusionisticamente tramite gli specchi e, decorato da Giuseppe Levati e Giuliano Traballesi con monocromi raffiguranti puttini nell'atto di svolgere attività sia all'aperto che all'interno (la caccia, la raccolta dell'uva; la pittura, la musica). La prima sala a sinistra è la Sala degli Arazzi, ovvero la sala d'aspetto, caratterizzata appunto da 5 arazzi (ora nel laboratorio di restauro), da affreschi e da stucchi (la balaustra e le cornucopie) neo-barocche. Successivamente la Sala del Trono spicca per la sua decorazione minuziosa e omogenea ad intaglio affidata a Giocondo Albertolli, il quale volle rappresentare sulle sovrapporte di colore rosa, azzurro e argento le virtù di Ferdinando (buongoverno, lungimiranza,forza e prosperità), mentre la volta fu stuccata con ornati geometrici e figure femminili. Continuando troviamo prima la Sala degli Uccelli o Sala del the arricchita da una tappezzeria di seta dipinta da Raineri (ora ancora in restauro) su modello del gusto orientale della chinoiserie, poi la Sala da Pranzo Ufficiale d' angolo pone l'osservatore in diretto contatto con la natura: se dal giardino si poteva ammirare il labirinto, all'interno il gioco di intrecci di motivi vegetali e classici continuava ad alimentare la sensazione scenografica e botanica. Le ultime due stanze accoglievano la Sala Bianca d'Angolo o Sala da Caffè e la Sala da Pranzo Privata: se la prima non desta stupore per i suoi ornati eclettici, la seconda è caratterizzata dall'uso di essenze italiane dai colori tenui per la pavimentazione a motivi geometrici e dalla nicchia per le vivande decorata dallo scettro papale.
 
 
Tirando le somme la visita è stata un gran successo: il popolino ha reagito in modo interessante all'iniziativa partecipando assiduamente e prenotando tutte le giornate disponibili.
Non dubito che se l'Associazione ProMonza organizzerà altre visite di questo genere quando sarà il momento per la parte non ancora restaurata della Villa avrà il tutto esaurito. 
Unica pecca: dato che i rastauri non sono ancora stati ultimati, i visitatori non hanno potuto godere a pieno la completezza degli ambienti con i loro arazzi e il loro mobilio, inoltre hanno dovuto scansare varie plastiche di protezione (un po' pericoloso...col rischio di inciampare).
 
 
 
 
 
June 02

Canova e gli Zar

Oggi, la mostra Canova alla Corte degli Zar curata da Sergej Androsov e dal Prof. Fernando Mazzocca (Storia della Letteratura Artistica all'Università degli Studi di Milano) doveva concludersi ma, grazie al grande successo suscitato dal campione del Neoclassicismo e dall'afflusso sempre maggiore di gente (di solito verso la chiusura di una mostra le persone nelle sale scemano sempre di più, per sparire poi del tutto), l'esposizione sarà godibile fino al 24 Agosto 2008 (come dice Sgarbi: "Così bene ordinate, sarà difficile e doloroso restituirle a mostra finita").
Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822) ha colpito al cuore i milanesi e i turisti di passaggio!  
Come potrebbe non farlo? I suoi stilemi Neoclassici accesero gli entusiasmi del collezionismo degli zar di Russia (già iniziate da Pietro il Grande dal 1716 dopo i suoi viaggi in Europa), in particolar modo quelle di Alessandro I (1777-1825), il quale nel 1815 comprando i marmi dall' imperatrice Giuseppina arricchì e decorò l'Ermitage (Leo von Klenze) a Sanpietroburgo. Successivamente suo fratello Nicola I continuò questa fantastica raccolta di artisti italiani e stranieri attivi tra Firenze e Roma tra il 1830 e il 1850, i quali perpetuarono nella loro arte l'amore per i temi mitologici, per le carni morbide e nude, e per la passione legata all'ideale di Bellezza antica e classica come base per lo stile Italiano dell'epoca. 
 
Oltre alle sculture di Canova (mancano all'appello l' Ebe 1805 e le due versioni di Amore e Psiche 1796 e 1802: ovviamente l'Ermitage non poteva spogliare le sue sale...pena la rabbia dei visitatori), possiamo vedere in mostra  in una combinazione perfetta con il Palazzo Reale e le sue decorazioni superstiti, Pietro Tenerani, Luigi Bienaimé, Pompeo Marchesi, Giovanni Antonio Cybei, Carlo Albacini, Rianldo Rinaldi, Emil Wolff, Carlo Finelli, John Gibson, Lorenzo Bartolini, Bertel Thorvaldsen e Giovanni Dupré, in un'allestimento (creato da R. Peregalli e L. Rimini) molto suggestivo che ricrea l'atmosfera dell'Ermitage con arazzi, con vasi di pietre dure di manifattura Kolyvan, Ekaterininberg e Peterhof, e infine con la musica ottocentesca di sottofondo, la quale non disturba affatto la visita (unico difetto: dovrebbero cambiare il disco. A furia di sentire sempre lo stesso si rovina e salta...tutta l'atmosfera sparisce!).
 
In otto sale possiamo ammirare opere eccezionali di Canova come La Danzatrice con le mani sui fianchi del 1812, esposta su un supporto meccanico girevole per dare modo al visitatore di osservarla in ogni suo punto di vista e in ogni suo particolare (effetto bagnato della veste), la quale per la sua perfezione e per l'idealismo intrinseco il suo passo di danza è bloccato e non naturalistico. E' proprio l'idealismo che guida l'artista anche nelle teste di Elena e di Paride del 1819 su un basamento simil-marmo che permette di girare intorno alla scultura per analizzarne i dettagli. Bisogna tener presente che per lo stesso scopo l'allestimento delle sale successive per le opere di artisti diversi (Albacini  e Cybei: opere non eccellenti e non ispirate che non capirono alla perfezione il genio di Canova) utilizza il gioco dei riflessi degli specchi.
Il percorso continua con raffronti tra Canova e i suoi seguaci: L'Amorino alato di Canova del 1792 sarà ripreso nelle sculture Wolff (Amore con gli attributi di Ercole 1859) e Bienaimé (Amore che abbevera le colombe di Venere 1845), e lo stile classico, ideale e puro sarà perseguito anche da Gibson (Amore Pastore 1839) e Thorvaldsen (Ganimede 1820), diversamente dal tocco naturalistico e realista che sarà impresso in Bartolini (L'Ammostatore 1816) e Dupré (Pescatore 1860). Infine, ma non da ultimo per importanza il raffronto tra La Maddalena Penitente di Canova del 1809 e La Fiducia in Dio di Bartolini del 1857.
Le prime sei sale preparano all'evento per eccellenza: l'esposizione nella rotonda de Le tre Grazie di Canova 1813-1816 (prese a modello da Finelli nelle Ore Ore danzanti 1821). In una luce soffusa e mirata (che dà fastidio se ci si avvicina troppo al marmo) e con un gioco di specchi, il pubblico può girare sia attorno al complesso sia sedersi sui comodi divanetti per gustarsi la meravigliosa varietà di forme dei particolari e delle dinamiche delicate non stravolte più volte lodate dal Cicognara, da De Quincy e dal Foscolo. 
 
Grazie a sale grandi e percorribili l'afflusso abbondande di gente riesce a osservare con agiatezza le opere, peccato che l'uscita è l'entrata quindi si va a creare un po' di confusione nella prima sala dove è esposta la Danzatrice del Canova.
 Il catalogo (a 29 Euro), con le fotografie di A. Amendola, vale la pena averlo per le fantastiche immagini dettagliate che rendono calde le figure algide, grazie all'uso di una sapiete illuminazione.
Una mostra assolutamente da visitare per capire che ancora oggi abbiamo bisogno del Bello...certamente da apprezzare prima di quella di Bacon al pian terreno del Palazzo Reale!
 
 
 Orari:
lun h. 14.30/19.30; mar/dom h. 9.30/19.30; gio h. 9.30/22.30
 
 
 
May 30

Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo

Dopo ben 19 anni dall'ultimo episodio con Harrison Ford, "Indiana Jones e l' Ultima Crociata", il regista Steven Spielberg e Georges Lucas tornano a farci rivivere le avventure del noto archeologo. La storia è un mix di colpi di scena che tengono legato alla poltrona della sala lo spettatore, anche se a causa dell'eccessivo uso di effetti speciali computerizzati (quale film odierno, e soprattutto americano, fa la scelta stilistica di non abusarne?) e il finale abbastanza scontato fanno alzare il sopracciglio, oltre che sorridere per la banalità della soluzione finale, i più attenti critici.
Notevole è l'interpretazione di Ford, che purtroppo per la sua età ha fatto slittare parecchie volte l'uscita in sala; ma bisogna ammettere che il suo stile è inconfondibile, tra l'ironico e l'intellettualoide, e con l'aiuto dei famigerati special effects, oltre che con l'aiuto dello stuntman, si ha la sensazione di tornare indietro nel tempo quando era un giovincello (anche se lui nega quest'uso spudorato dell'informatica...ma proprio non si riuscirebbe a immaginare un archeologo di quell'età, anche se molto affascinante, fare certi salti:o meglio non riesco a immaginarmi i veri archeologi come il Prof. Agosti, oppure il Prof. Bejor, o ancora il bizantinista Prof. Fiaccadori...è proprio un'americanata).
Anche la trasformazione di Cate Blanchett è stata strabiliante, nei panni di Irina Spalko agente di Stalin e studiosa/fanatica di paranormale, sembra quasi lei stessa il dittatore comunita con i suoi soldati.
La storia è avvincente a parte per il finale...non vi racconto la trama altrimenti si guasterebbe la visione: è un film da vedere per l'amore della triologia precedente, tenendo però in conto per una vista critica le piccole imperfezione dette (troppi effetti speciali e la conclusione da "se non si riesce a capire una cosa del mondo e delle civiltà antiche diamo la colpa agli alieni"). La fine non è stata lasciata aperta (altrimenti si rovinerebbe la saga), e il figlio di Indy che era spuntato dal nulla non continuerà l'opera del padre. Anche se il successo al Festival di Cannes fa ipotizzare un continuo.
May 26

Chiesa di San Maurizio -Milano-

Sabato 24 Maggio, dalle ore 15.00 alle ore 17.30, si è svolta l'interessantissima visita guidata alla Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore di Milano condotta dalla Prof.ssa Rossana Sacchi dell'Università degli Studi di Milano e resa possibile grazie l'organizzazione dell'Associazione Giovanni Testori (www.associazionegiovannitestori.it). La docente di Storia della Letteratura Artistica ha condotto i visitatori, tra le peripezie di un microfono che non voleva collaborare, nel mezzo delle mirabolanti doti artistiche del pittore Bernardino Luini (1481-1532), attivo nella chiesa completamente affrescata fin dall'inizio del XVI sec.
 
La chiesa, già esistente in età longobarda, fu data alle cure delle monache benedettine e venne ristrutturata a partire dal 1503 dall'architetto Dolcebuono, e successivamente dall'Amadeo e dal Solari grazie alla commissione della famiglia Bentivoglio (appena trasferitasi da Bologna per cause politiche e instaurando a Milano una fiorente corte al posto degli ormai decaduti Sforza: si guardino i racconti di Matteo Bandello). La sua architettura è molto semplice e coerente: a vano unico, con un matroneo scandito da serliane e  con 8 cappelle gentilizie nell' aula adibita ai fedeli (cap. Besozzi, cap. Simonetta, cap. Bentivoglio), e 10 cappelle nell' aula monacale, molto rovinate per gli effetti dell'umidità capillare del terreno proveniente dal fiume Nirone. Entrambe queste parti sono divise/unite da una parete divisoria, la quale divide materialmente gli spazi ma li unisce allo stesso tempo in quanto non arriva fino al soffitto e ha una grata centrale, in modo da lasciar sentir ai fedeli i canti delle monache e alle monache di sentire Messa (ancora oggi l'edificio è utilizzato per concerti). E' una delle poche chiese milanesi rimaste a doppia aula divisa da un tramezzo, ed è quasi da considerarsi una chiesa "palatina" in quanto la residenza dei Bentivoglio era lì vicino.
La decorazione, oltre che al Luini, è da imputare a Simone Peterzano nella controfacciata nel 1572-1573 ("Benedizione di Giacobbe", "La parabola del Figlio prodigo", "Mosè spacca le Tavole della Legge", "Furia di Cristo che scaccia i mercanti dal tempio"), Callisto Piazza, Vincenzo Foppa, Aurelio Luini e Antonio Campi (pala d'altare con "L'Adorazione dei Magi" 1578). Per non parlare dell'organo del 1554 di Giovan Giacomo Antegnati, non visibile attualmente per il restauro che comprende tutta l'aula claustrale (i lavori dovrebbero finire entro un anno).
 
Ma più precisamente la Prof.ssa Sacchi ha voluto approfondire le vicende decorative del Luini, il quale non dando problemi iconografici e stilistici, dà problemi di datazione in quanto il suo stile è ben omogeneo per tutto il corso della sua esperienza artistica. L'artista viene chiamato direttamente da Alessandro Bentivoglio e Ippolita Sforza, e poi dalla figlia di questi, Alessandra, diventata Badessa del monastero.
Nel 1522-1524 Luini è preso nella decorazione del tramezzo dalla parte dei fedeli: la fascia superiore, complessa e drammatica, è decorata con "San Maurizio martirizzato", "L'Ascensione della Vergine" (attribuzione dubbia), "San Sigismondo che dona il modellino della chiesa a San Maurizio"; nella zona sottostante con sfondati prospettici, giochi illusionistici e chiarezza espressiva, che denotano l'istruzione presso Stefano Scotto e la lezione dei Leonardeschi, oltre che di Raffaello, troviamo nelle lunette "S. Stefano, S. Giovanni Battista, S. Benedetto con probabilmente Alessandro Bentivoglio ringiovanito" e "S. Agnese, S. Scolastica, S. Caterina d'Alessandria e probabilmente Ippolita con fattezze adolescenziali", sotto di queste quattro Vergini Martiri, S. Cecilia, S. Orsola, S. Lucia e S. Apollonia.
La cappella che non si può mancare di osservare attentamente è quella di Santa Caterina o cap. Besozzi (notaio di Ermes e Francesco Visconti), affrescata dal nostro pittore nel 1530 prima di morire: al centro un Cristo alla Colonna attorniato dal committente, da S. Caterina d'Alessandria e S. Stefano (?), con le scene superiori che ritraggono la Vergine con S. Giovanni Evangelista e la negazione di S. Pietro; nell'intradosso il volto di Cristo è circondato da Angeli; mentre alle pareti la scena del primo martirio della Santa a cui è dedicata la cappella, con le ruote dentate distrutte dai messaggeri celesti, e il secondo martirio con la decapitazione di questa (dalle fonti storiche e letterarie si deduce che fosse il ritratto dei Bianca Maria Scapandara: donna di facili costumi).
 
Per concludere la visita, la docente ha fatto trasferire in toto il grupo nell'aula claustrale, purtroppo ancora impalcata a causa i lavori di restauro e, a causa di ciò, impossibilitando la vista delle cappelle (senza titolo o sepolture), dell'Organo e della parte superiore degli affreschi sulla parete divisoria. A parte il sottarco molto arcaicizzante, il Luini, sempre con la tecnica del buon fresco e delle rifiniture a secco, interviene con storie della Passione (attenzione per il grottesco visto a Roma, ma non pienamente capito), monocromi, Sante Martiri parallele e simmetriche all'altro lato del tramezzo (al posto di S. Orsola inserì S. Agata), infine San Rocco e San Sebastiano, simulanti delle statue, per allontanare il pericolo della peste che decimò la città nel 1524. Il tutto condito  con una grande sapienza di costruzione degli spazi e dei dettagli (es: abiti contemporanei). La datazione rimane incerta a causa della coerenza stilistica: la Binaghi Olivari sostiene che fosse parte della prima decorazione, ossia 1513-1515; mentre Morani crede che sia da imputare agli anni antecedenti la morte del Luini. Ci sarà ancora molto da studiare e indagare.
 
Una Chiesa da ammirare e assolutamente da inserire negli itinerari turistici, insieme al Duomo e a S. Maria delle Grazie, per capire lo scenario milanese di quell'epoca!
 
 
 
 
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